Lo spazio vissuto
Interrogare l’abitudinario. Ma proprio l’abitudine è quel che non si interroga, che non si osserva.
Interrogare l’abitudinario. Ma proprio l’abitudine è quel che non si interroga, che non si osserva.
Il titolo che state leggendo – Un posto dove abitare, un posto dove essere – è la mia riflessione conclusiva di un percorso lungo e affascinante intrapreso da alcuni dei miei studenti.
L’arte è morta Venezia è la sua tomba mi accoglie da questo muro ogni volta che vado in Accademia di Belle Arti.
Inizia così, Ogni estate, tutti al mare […] il motivetto tratto dal film Le vacanze del signor Rossi di Bruno Bozzetto.
«Questi oggetti hanno subìto l’influenza di campi e forze di cui normalmente non abbiamo percezione perché la capacità percettiva degli esseri umani è molto limitata.
Prima dei cartelloni pubblicitari e dei manifesti che oggi incontriamo sui muri delle nostre città, tra l’800 e la prima metà del ‘900 la reclame, come molte insegne commerciali, si dipingeva direttamente sugli edifici.
Ordine e caos sono le due diverse facce della stessa medaglia: l’uno non può esistere senza l’altro.
È la serie di lavori di Belkis Ayón che ti accoglie all’ingresso delle Corderie dell’Arsenale alla 59esima Biennale di Venezia, Il latte dei sogni.
«Come nota uno studioso di tecnologie dell’informazione (Longo, Homo Technologicus, 1988), il bricolage è oggi ampiamente adottato nella progettazione
«La spazzatura è ovunque. La si può trovare dappertutto, senza alcuna eccezione, eppure è largamente invisibile alla maggior parte di noi.» John Scanlan